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sabato 11 ottobre 2008

La crisi economica e i suoi colossali inganni

Ma dove sono finiti i teocons, i neocons o come diavolo si chiamano, l'allegra brigata di cortigiani che per otto anni hanno cantato le gesta di George W. Bush? Perchè non sono ancora lì a spiegarci quanto siamo stati stupidi a considerare il loro profeta un bluff, la sua visione del nuovo ordine mondiale un'ideologia puerile, il suo attacco al welfare una catastrofe sociale, adesso che il profeta va in giro a implorare i parlamentari perchè approvino un piano d'intervento da Stato socialista? Le mode passano, i conti restano. Bush ha usato l'astuzia di presentare il suo piano a poche settimane dalla fine del mandato. Il prezzo più alto mai pagao dagli Stati Uniti a una politica economica sbagliata dalla GRande Depressione. I 700 miliardi di dollari del piano Paulsen sono soltanto l'anticipo delle tasse che i successori di Bush dovranno esigere per ricostruire le macerie economiche. Nel calcolo bisogna aggiungere l'impoverimento di decine di milioni di persone, due guerre costosamente perdute, la fine dell'era del dollaro, quasi dimezzato nel cambio con l'euro, il prezzo del petrolio quintuplicato.
Non è il fallimento del libero mercato, come dicono ora i cortigiani, ma di una politica economica fondata su spettacolari inganni. Grazie alle armi di distrazione di masssa, Bush ha nascosto e rimosso per otto anni una verità semplice : gli Usa vivono da troppo tempo al di sopra dei propri mezzi. Non si può a lungo produrre di dieci per cento delle merci e consumare il trenta per cento delle risorse. La crescita dell'era Bush, esalta sai neocons, era fondata sui debiti. Il debito crescente delle famiglie, delle aziende, del sistema finanziario, dello Stato. Una miscela esplosiva che alla fine è esplosa. <<>>, lo slogan perdiletto di Bush, si è rivelato paradossalmente vero. Oggi gli americani non possono più negoziare lo stile di vita. Possono solo accettare l'impoverimento di massa, l'esproprio della casa, la perdita del lavoro, le strade popolate di homeless di buona famiglia. Una lezione utile per noi, che abbiamo al governo l'ultimo, settuagenario neocons in circolazione. Quello che conta, alla fine, è l'economia reale. L'Italia, fra tutte le grandi nazioni europee, è la meno integrata nei processi di globalizzazione, la meno attrezzata culturalmente. La nuova autarchia di Berlusconi e Tremonti è la risposta più sbagliata che si possa trovare. Il conto arriverà e sarà terrificante.

Articolo di Curzio Maltese tratto dal Venerdì di Repubblica

mercoledì 24 settembre 2008

Noi attratti dalla inesatezza della vita

Il giornale di oggi eguale a quello di ieri e dell'alro ieri, come se la vita degli uomini si fosse appiattita in un sempre identico : il tempo che fa, di cui parliamo in continuazione senza sapere niente; gli incendi i boschi e altri inspiegabili oltraggi alla natura opera di delinquenti immaginari perchè incomprensibili; i delitti senza ragione; le contraddizioni della scienza; le parole a vuoto della politica e la solita alluvione di culi e di tette giovanili.
Da più di un mese i giornali sono pieni del delitto di Garlasco, cioè del nulla che si fa crimine: un amico o parente della vittima che passa un mattino, suona alla porta di una studentessa, viene fatto entrare e la massacre.
La differenza fra l'oggi e il passato è di quantità. E' che gli eventi assurdi, incomprensibili, gratuiti, che in passato venivano collocati nella sfera ignota della vita, ci sembrano oggi la totalità, ci sembra cioè di vivere in un'epoca in cui il casuale, il privo di senso dominano incontrastati.
L'informazione ha dedicato milioni di pagine al delitto di Cogne e ne dedicherà altrettante al delitto egualmente assurdo di Garlasco e a tutti gli eccidi e torture e sevizie che avvengono senza ragione nelle villette inutilmente blindate dell'Italia.
Perchè questa attenzione al delitto senza senso, al sangue versato senza ragione? Questa attenzione almeno è un segno comprensibile del nostro tempo: siamo morbosamente attratti dalla insensatezza della vita, siamo avvinti da questo agguato che ci sovrasta, da questo male che ci circonda e per cui non c'è rimedio, siamo atterriti, ma anche in parte restituiti alla certezza di vivere in un mondo in cui resta l'homo homini lupus, la certezza di vivere in una valle di delitti e lacrime.
Bisogna essere avanti negli anni e fragili per sentiere il peso, il buio di questa esistenza casuale e incerta. Solo la giovinezza e le sue irragionevoli fiducie possono vincere queste paure, ma per quasi tutti, quando il mondo esce dai suoi sogni di potenza e di ferocia e cade in depressione, si torna a vivere di dubbi e di ansie. Da più di un mese i giornali padani sono pieni della cronaca senza fatti del delitto di Garlasco. Il quotidiano di Pavia ha aumentato le vendite quotidiane di 3 mila copie. Il luoghi che per me hanno ricordi profondi.
In una delle rogge dove sono stati trovati abiti insanguinati, abbandonati dall'assassino o da ignoti, si è ucciso, si è annegato sotto i rami di un gelso, lo scrittore Lucio Mastronardi, l'autore de " Il calzolaio di Vigevano ".
Ci incontravamo qualche sera alle Rotonde di Garlasco, cinque silos di riso alti come un palazzo e collegati da un edificio che avevano trasformato in balera. Il direttore didattico di Vigevano lo aveva cacciato dalla scuola e lui di notte telefonava a sua moglie, la maestra Ficarotta, e le gridava allungando quel nome <>. Lei che lo riconosceva gli gridava <<>>.
E fu a Vigevano che volevano processarmi perchè avevo scritto un articolo che cominciava così :<<>>. Di quella Vigevano Mastronardi era l'io parlante. La Vigevano operosa, rozza, impietosa lo avrebbe fatto a pezzi, ma senza di lei, lui non avrebbe mai trovato la rabbia per scrivere. Quando il manoscritto del " Maestro di Vigevano " arrivò alla Mondadori non gli risposero neppure per dirgli che non interessava.
Ma è cambiato qualcosa in meglio in questi anni?
Le grandi case editrici pubblicano in continuazione libri non libri, dell'orrore, della fantascienza, delle perversioni sessuali, e raccolte di delitti senza senso in una vita senza senzo per cui bisogna pure sfangarsela.

Articolo di Giorgio Bocca tratto dal settimanale l'espresso